Le cronache del Condominio Minio

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 Forrest Gump

Film diretto da Robert Zemeckis (1994), con Tom Hanks: Forrest Gump, Sally Field...
Citazione: "Stupido è chi lo stupido fa!"

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L'unica cosa che si può affermare con certezza è che il piccolo Forrest è cresciuto nel condominio. A parte alcune discontinue tappe forzate all'asilo, non si è infatti quasi mai allontanato da casa. Al risveglio ha imparato immediatamente a darsi malato, grazie all'insegnamento del padre, superbo esempio di ingegno infortunistico. Qualche colpetto di tosse, e il piccolo Forrest resta a casa...

Fin dalla più tenera età Forrest si svegliava presto perché aveva una missione da compiere: buttar giù dal letto i genitori con pianti sempre più violenti. Genitori che però ostinatamente lasciavano piangere il piccolo, apostrofandolo con parole come "vaffa..." e "smettila scemo!".

Per tutta la mattinata il piccolo Forrest stava a casa con la madre o con il padre, che alternavano le assenze dal lavoro tra maternità, infortunio e malattia. Con la madre cercava inutilmente di giocare, ma questa, quando non era impegnata a fare le pulizie di casa a colpi di aspirapolvere, riempiva il figlio di improperi (i succitati "vaffa..." e "smettila scemo!"). Con il padre imparava l'unico gioco che questi fosse in grado di insegnargli: il gioco del "Goool". Non ci è dato di sapere in cosa consistesse questo gioco, tranne che ad intervalli irregolari si doveva gridare "Goool!".

Il pranzo tra le 14 e le 14,30 perché, come diceva il padre, "al mio paese si mangia a quest'ora" (riteniamo che la famiglia sia di lontane origini romene e che si tratti di un problema di "fuso orario", una sorta di jet-leg a lunga durata). Inutile dire che il piccolo non ne voleva sapere di mangiare come gli adulti: Forrest pretendeva le sue pappine! E quindi anche in quest'orario era un susseguirsi di urla, ordini e minacce: "mangia altrimenti ti porto all'asilo!".

Dopo il pranzo, il padre si sollazzava giocando col piccolo Forrest nella camera da letto matrimoniale. Canti, urla, "Goool!" e cartoni animati. Tutto questo fino alle 15,30, orario in cui ha termine quello che in ciascun condominio del mondo civile si chiama "orario di abituale riposo". A quest'ora per il piccolo Forrest scattava l'ordine perentorio: "dormi!". Naturalmente il piccolo Forrest si ribellava e piangeva, e con i suoi pianti esasperava il genitore di turno, che aumentava le minacce fino al fatidico "dormi altrimenti ti porto all'asilo!". Raramente il genitore di turno cedeva e si decideva a portare il piccolo Forrest a fare una passeggiatina intorno al condominio. Pare che anche il nonno la facesse, la chiamavano "ora d'aria".

La cena, rito che, come il pranzo, nei periodi estivi veniva praticato sul piccolo terrazzino con sottofondo di televisore ad alto volume per coprire le urla del piccolo Forrest, rappresentava una perfetta replica del pranzo, con le solite minacce: "mangia altrimenti ti porto all'asilo!".

Dopo la cena, il piccolo Forrest era costretto a stare alzato fino alle 23,30, ora in cui veniva portato a letto con l'ordine perentorio di dormire. Per aver dormito nel tardo pomeriggio, il piccolo Forrest non aveva proprio intenzione di andare a letto così presto e imponeva la sua volontà con i soliti pianti, cui facevano seguito i soliti "vaffa..." e le solite minacce: "dormi altrimenti ti porto all'asilo!".

Ma perché il piccolo Forrest doveva avere tanto terrore dell'asilo? Perché la sua prima parola, come potete immaginare, non è stata "mamma", "papà" o "babbo" come per tutti i bambini normali, bensì "Goool!", e diventò spontaneo per tutti gli altri bambini chiamarlo "Goool, Forrest Goool"... E questo il piccolo non lo digeriva proprio. E guardando il padre non poteva non pensare quanto fosse giusta l'affermazione che "Stupido è chi lo stupido fa"!

 

Pubblicato il 08 ottobre 2007

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