Le cronache del Condominio Minio

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 Tre uomini a zonzo

Romanzo di Jerome Klapka (1900)
Citazione: "Il nostro buon tedesco non è nemico dei paesaggi selvaggi, sempre che non siano troppo selvaggi. Ma se li considera troppo selvaggi, si mette al lavoro e li addomestica... In Germania non si dicono scempiaggini esaltando la natura libera. In Germania la natura deve comportarsi bene e non servire da cattivo esempio ai bambini."

Così scrisse il signor Jerome Klapka Jerome nel lontano 1900, e cioè 33 anni prima dell'avvento al potere di Hitler. Ma disse anche, profeticamente: "Dei tedeschi si può affermare che sono un popolo pronto ad andare ovunque e a fare qualsiasi cosa che gli si comandi... Fino ad oggi i tedeschi hanno avuto la fortuna eccezionale di esser ben governati; se continua così tutto andrà bene."

Il racconto è abbastanza lungo (8 pagine) perché scritto per concorrere alla Festa del Racconto di Carpi (versione originale), dove purtroppo non ha superato le selezioni.

 ~   ~   ~

Tra quei fiori in cui era nata Lina si sentiva protetta, e insieme al fedele compagno volle costruirvi il suo nido d'amore. La poverina non sapeva, ahimè, che tra i tanti danni dei valenti architetti che progettarono il Condominio Minio si celava una planimetria scadente, mal dettagliata e in certi punti tramandata oralmente con dei "tira la rete qua e la e nessuno ti romperà le scatole". E così la signora Lella fece recintare quella informe pozzanghera e la bonificò fino a farne un giardino naturale coronando un sogno durato dieci anni, da quando ritagliò il primo articolo di giornale illustrante i pregi di tale tipologia di giardino: piante eterogenee la cui fioritura si alterna con le stagioni, garantendo per ogni periodo dell'anno un minimo di verde, e bacche e fiori multicolori. Un giardino in cui queste piante e questi fiori avrebbero potuto fornire di che vivere ad api e macroglossi, con la solerte opera di pulizia da parte di coccinelle e mantidi, feroci sterminatori di parassiti e cavallette. Ma, cosa ancor più importante in un paese che si stava avviando a diventare una città dormitorio, satellite della metropoli adiacente, un angolo che offriva rifugio e nutrimento agli uccelli. Questo giardino avrebbe dovuto confinare, secondo la tradizione orale dei valenti architetti, con la Comune proprietà. La qual cosa dava fiducia sulla possibilità di buoni rapporti con i confinanti, ben disposti nei confronti della Natura quando questa fosse a carico del singolo cittadino.

In quest'angolo meraviglioso era ormai tradizione tra i merli nidificare, fiduciosi dell'umano rispetto che la signora Lella non faceva mai mancare. Tra le poche uova che arrivarono alla schiusa nacque, l'anno precedente ai fatti che ci accingiamo a riferire, la piccola Lina. Nelle prime settimane di vita Lina ebbe il piacere di conoscere la signora Lella e Gentil Consorte, che più volte al giorno si avvicinavano rispettosamente al nido per verificare il buon andamento della cova, e al momento di lasciare il nido li salutò indugiando per una mezza giornata su un rametto ondeggiante per il vento prima di affrontare definitivamente la sua carriera di giovane merla.

Lina crebbe in quel giardino tra le amorevoli cure della madre, che le insegnò a procurarsi il cibo bonificando il praticello da vermi e piccoli insetti, ottenendo in cambio dei suoi servigi pane e acqua, vitto che quotidianamente la signora Lella metteva a disposizione di tutti i piccoli e grandi volatili che si ostinavano a voler vivere in quella che era ormai destinata a diventare una inospitale giungla di cemento. All'arrivo della successiva primavera, Lina e il suo compagno vollero ricambiare la gentilezza e gratificare la signora Lella e Gentil Consorte condividendo con essi la gioia della famiglia. Costruito il nido in quel giardino così ospitale, Lina vi depositò quindi tre piccole uova, che accudiva amorevolmente pensando al giorno in cui avrebbe potuto presentare la propria prole alla signora Lella. Certamente sarebbe stato un gran giorno, irripetibile per la sua breve vita.

Assorta in questi pensieri, Lina era dedita alla cova quando fu scossa da un urlo agghiacciante: il ragionier Anselmo si ergeva davanti a lei, terrorizzato. Al termine dell'urlo, il ragionier Anselmo sparì per riapparire dopo pochi istanti trascinante per la giacca il vicino Oronzo, in pompa magna con la sua bella divisa da "vigile fai da te". Era, il signor Oronzo, uno di quei tanti solerti cittadini iscritti a una delle tante associazioni nate dopo l'istituzione della Civile Vigilanza per poter dare allo Stato una occasione di non disperdere i finanziamenti ad essa destinati allo scopo di permettere di far fronte alle tantissime emergenze che assillano la Nazione: fondi pubblici da convogliare in camper, roulotte, cucine da campo, SUV e fuoristrada, mezzi utilissimi durante le emergenze ma che richiedono di essere utilizzati periodicamente per evitare che vengano corrosi dalla ruggine quando tali emergenze tardano a presentarsi. La qual cosa obbligava a noiosissime gite in famiglia e tra amici.

Il signor Oronzo, dicevamo, era uno di questi solerti Civili Vigilanti, addetto per autoproclamazione alla sorveglianza del rispetto delle regole nel quartiere. Quali regole non si sa, dal momento che mai furono scritte, ma il signor Oronzo decise che tra i suoi compiti doveva essere anche quello di legiferare per poter supplire a tale carenza. Da qualche parte bisognava pure cominciare...

Persona rigorosamente quadrata, abituato a far ragionare i numeri in serie orizzontali e verticali, il ragionier Anselmo poco sopportava tutto ciò che non rispondeva a un ordine prestabilito e si adoperò per convincere il signor Oronzo della necessità di regolamentare quell'orrendo ammasso verdastro che osava offendere i suoi occhi. Ebbene sì, dal giardino della signora Lella un cespuglio aveva osato farsi largo sul terreno condominiale, coprendo parte di quello che ormai solo il signor Anselmo si ostinava a chiamare "prato", dove qualche ciuffetto di erba occasionalmente si faceva largo tra gramigna, trifoglio, ottima lattuga selvatica, prezioso muschio da presepe e spighe varie. Un affronto che non poteva e non doveva passare inosservato.

Il signor Oronzo fece osservare che la cosa riguardava la signora Lella, e che sarebbe stato corretto attendere che la signora e gentil consorte, momentaneamente assenti, tornassero dal supermercato dove, come ogni sabato mattina, sicuramente dovevano essere. Ma il ragionier Anselmo non poteva attendere tanto con il rischio di sentire una sequela di assurde motivazioni: qui ci si trovava di fronte a un caso di estrema gravità e si doveva provvedere urgentemente! Sempre tenendo per la giacca il signor Oronzo, lo spinse verso il cespuglio perché potesse verificare da vicino quale ignobile attentato fosse stato fatto al decoro del condominio. Purtroppo per la nostra Lina, a corredo della divisa procuratagli della Civile Vigilanza il signor Oronzo aveva aggiunto un bel paio di occhiali scuri che a causa del cielo nuvoloso non permettevano di vedere a un palmo dal naso, e mentre il suo viso si avvicinava verso il cespuglio sentì un violento colpo proprio sulla punta del naso. Era la nostra Lina che col becco cercava di difendere il nido, prima di abbandonarlo velocemente durante i momenti convulsi che seguirono l'episodio.

Il signor Oronzo, tutto proteso in avanti, perse l'equilibrio e, tenendo il naso sanguinante con una mano, cercò di appoggiarsi con l'altra al cespuglio di fronte a lui: così facendo la mano andò a infilarsi tra le fronde spinose che la povera Lina aveva scelto a protezione del nido. Al dolore del naso si aggiunse quello della mano, sprovvista di quei Dispositivi di Protezione Individuale che i comuni mortali chiamano guanti, e questo bastò a convincere il signor Oronzo della elevata pericolosità della situazione: "Qui bisogna mettere in sicurezza l'intera zona..." disse mentre si precipitava a prendere nastro e picchetti, e poi telefonare ai Vigili del Fuoco. Come tutti ben sanno, infatti, la Civile Vigilanza è una semplice associazione di volontari e davanti a catastrofi come questa non ha altra autorità che quella di telefonare a Vigili, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Esercito...

Il ragionier Anselmo non poteva sicuramente attendere l'arrivo dei Vigili del Fuoco: quella orribile minaccia, per giunta armata di pericolose spine, doveva essere rimossa immediatamente, senza ulteriori indugi! Le parole di Oronzo gli risuonavano in testa come un martello pneumatico: "...mettere in sicurezza...": questo significa quindi che la situazione era ancor più grave di quanto avesse prospettato inizialmente!

È doveroso precisare a questo punto cosa facessero i nostri due personaggi in quel momento e in quel luogo. Erano, Anselmo e Oronzo, due dei Consoli designati dal signor Benito, amministratore del Condominio Minio, per sovrintendere ai periodici lavori di manutenzione del Parco Comunale, che da alcuni anni era affidato in carico ai cittadini residenti. In nessun altro caso il ragionier Anselmo si sarebbe figurato di passare per quell'angolo, tanto era il suo astio nei confronti della signora Lella: quella donna aveva l'ardire di coltivare un giardino rigoglioso a pochi metri dai quattro stecchetti appassiti posti a recinzione del suo che, pur non costituendo pericolo, incuteva al visitatore il timore di essere per qualche sortilegio tramutato in uno di quei poveri arbusti! Ma oggi era il gran giorno e si doveva sovrintendere ai lavori dei Reali Giardinieri, una delle tante impresucce che, anno dopo anno, veniva ciclicamente adottata nel tentativo di trovare quella in grado di fornire il miglior risultato al minor costo. La diciannovesima impresa riuscì a spuntarla grazie all'utilizzo massiccio di lavoratori in nero, che si prestavano a lavorare al sabato e alla domenica in maniera tale da minimizzare il rischio di controlli da parte degli ispettori del lavoro. Personale bassamente qualificato - spesso clandestini irregolari incapaci di riconoscere un bosso da un pioppo - che, armato di vecchi rasaerba recuperati alla discarica, si trovava a dover sfidare ettari di parco. E fu proprio ad uno di questi, Aziz, che il nostro Anselmo si rivolse, trascinandolo di fronte alla povera pianta che sotto il venticello primaverile tremolava come per implorare pietà.

Aziz cercò di calmare Anselmo dicendo: "Mi permetta di farle osservare che la manutenzione del giardino in questione non rientra nelle mie competenze, anzi mi è stato espressamente vietato anche solo di toccare i cespugli dei privati, i quali sono tenuti a provvedere personalmente alla cura della proprietà. Purtuttavia mi consenta di farle notare che codesti arbusti di rose alle sue spalle, riversandosi sul vialetto gravidi di spine, sono certamente più pericolosi per la cittadinanza e in questo caso potrei provvedere alla recisione, se solo mi fosse concesso tempo per andare a prelevare gli attrezzi idonei". Tutto questo disse Aziz nella propria lingua, che sciaguratamente Anselmo non conosceva. Davanti all'espressione inebetita di Anselmo, Aziz ripeté le stesse frasi in corretto inglese. Era infatti Aziz un ingegnere nucleare iracheno, costretto ad espatriare a causa della guerra del 2003, durante la quale fu rasa al suolo la centrale che egli stesso aveva progettato. Quando le mutate condizioni economiche lo costrinsero ad espatriare, si ritrovò per ironia della sorte nell'unico paese occidentale privo di impianti nucleari, un paese dove "nessuno è razzista ma..." ...ma anzi, riserva ad ogni persona il giusto lavoro, e se ti ritrovi con la pelle nera ecco pronto per te un bel lavoro in nero!

Anselmo non voleva sentire ragioni, tanto meno da un extracomunitario: eppoi alle ragioni non ci era abituato. Impiegato presso l'anagrafe cimiteriale, per Anselmo il mondo doveva essere come il suo lavoro: orizzontale o verticale. Orizzontali erano i defunti, verticali erano parenti in visita; orizzontali i prati, verticali dovevano essere cipressi e i bossi: tutto ciò che non rientrava in queste forme geometriche doveva assolutamente essere rettificato. Si mise quindi a urlare indirizzato ad Aziz, col migliore idioma che poteva sfoggiare di fronte a uno straniero: "Periiicolo, mooolto periiicolo!!!", nel tentativo di spronarlo a "mettere in sicurezza" il quartiere.

Vedendo che Aziz non si muoveva, Anselmo non esitò ad estrarre di tasca il portafoglio e, agitando con la mano una moneta da un euro, gridò "caffè caffè per te se tu taglia cespugli...". Aziz, che era straniero ma non fesso, pur non comprendendo come mai quel bizzarro personaggio - appartenente a una nazione che non aveva esitato a mandare un esercito nella sua terra per esportarvi la democrazia - si rifiutasse di parlare coi legittimi proprietari del giardino, dopo una lunga trattativa riuscì a spuntargli una banconota da cinque euro che gli avrebbe permesso di avere non cinque caffè, ma un rientro maggiormente dignitoso di fronte alla famiglia. Accettò quindi pregustando il momento in cui sarebbe tornato a casa con la banconota in mano.

Mentre Oronzo continuava a delimitare la zona disponendo paletti, picchetti, nastro cartelli e ogni altra sorta di "dispositivo di segnalazione", con l'aiuto di Anselmo il rasaerba fu messo in verticale per poter spianare il pericolosissimo cespuglio, rendendo vano il paziente lavoro effettuato da Lina per offrire alla propria prole un riparo degno di questo nome. Al termine dello scempio, Anselmo dovette trattenere Aziz che, preso dalla foga, voleva "spianare" anche il roseto a ridosso del vialetto, e al momento di pagare chiese a questi regolare ricevuta per poter documentare la spesa al signor Benito, amministratore del Condominio Minio. Aziz, lavoratore in nero, non poteva evidentemente rilasciare ricevuta, e fu trovato così un accordo con il suo datore di lavoro: i cinque euro saranno messi in conto con il successivo intervento di manutenzione dell'area verde. Sfumò per il momento il sogno di Aziz di tornare a casa con quei cinque euro in mano...

All'arrivo dei Vigili del Fuoco nel parco era già tornata la quiete: i vigili si guardarono intorno frastornati e videro accorrere Oronzo con la divisa di Pompiere Volontario. Oronzo prendeva molto sul serio la sua "missione" e avendo seguito tutti i corsi di specializzazione proposti dalla Civile Vigilanza - molto spesso per corrispondenza con invio settimanale di pezzi di divisa, distintivi e accessori - aveva collezionato una nutrita serie di uniformi. Il nostro volenteroso factotum spiegò che la gravità della situazione aveva richiesto un intervento di emergenza, e la situazione poteva dichiararsi ormai normalizzata.

Quando la signora Lella e Gentil Consorte si accorsero che la siepe era stata vandalizzata si precipitarono immediatamente a controllare le condizioni del nido che, privato della folta chioma di foglie che costituiva il tetto, si ergeva come un trofeo su quanto era rimasto della povera pianta. Le tre piccole uova attesero invano il ritorno della madre che, terrorizzata, si guardò bene dal ripresentarsi, mentre papà merlo si aggirava spaesato alla base del cespuglio, dove fino a qualche ora prima, un folto sottobosco - residenza estiva del riccio Ciccio - avrebbe costituito il futuro parco giochi dei piccoli merli. Alla signora Lella parve di riconoscere Lina in una merla che, da quel giorno, si presentò zoppicante all'appuntamento quotidiano della distribuzione del pane. I coniugi se la presero con il signor Benito che, del tutto ignaro dell'accaduto, si precipitò a giurare sulla povera madre che mai e poi mai l'impresa addetta alla manutenzione poteva essere considerata responsabile, sottolineando che comunque quella parte di parco sulla quale si affacciava il giardino era di proprietà del condominio e non del "troppo accomodante" Comune. Non pago della risposta, il Gentil Consorte decise di mettere in sicurezza il proprio giardino con un muro alto un paio di metri, e per chiederne i permessi iniziò l'odissea della Pubblica Amministrazione. In quattro e quattr'otto (nel senso di otto giorni) riuscì a consultare i mappali catastali sui quali risultava in effetti che per quella manciata di metri il confinante era proprio il condominio, che abusando della buona fede del vicinato aveva infilato il proprio prato nel pacchetto "Servizi di manutenzione del Verde Pubblico", a carico anche dei condomini limitrofi. Il permesso naturalmente non fu accordato, neppure tenendo conto del fatto che il Gentil Consorte aveva previsto di far decorare il muro con disegni di cipressi, che certamente avrebbero allietato la vista del signor Anselmo.

Lina, la merla, imparò che oltre al vento, alla pioggia, al cemento, ai mozziconi di sigarette, ai prodotti chimici e alla gazza (famelica divoratrice delle uova e dei piccoli), non doveva fidarsi di una nuova specie animale, simile all'uomo ma non ben definita: il pirla.

Anselmo, il pirla, ebbe la sua "erba". Cosa ne fece non ci è mai stato detto, ma possiamo bene immaginarlo. Quel cespuglio che oltretutto aveva un nome impronunciabile, "Eleagnus Pungens Maculata", coi suoi maledettissimi frutti rossastri che attiravano i ghiotti passeracei, ergendosi in maniera irregolare, aveva messo a repentaglio il diffondersi della "Lactuca Scariola", la lattuga selvatica le cui proprietà simil-oppiacee dagli effetti allucinogeni sono ben note. Ma adesso...

Oronzo, il gonzo "Vigile Civile", mise in naftalina la divisa per un lungo periodo. Non ci è dato sapere se a seguito della richiesta di far pattugliare il parco da parte dei Vigili Urbani presentata dal Gentil Consorte (della signora Lella, non certo di Oronzo). Fatto sta che il vicinato scoprì con soddisfazione che Oronzo possedeva anche qualche paio di jeans e delle magliette, e tirò un sospiro di sollievo al venir meno della sua in-Civile Vigilanza.

La signora Lella, che non ha l'abitudine di mettersi a litigare con i meno fortunati, chiuse un occhio sulla squallida vicenda, certa che la piccola Lina sarebbe tornata a onorare il suo giardino.

Il giardino, poverino, si ritrovò con una pianta orrendamente mutilata, prontamente curata dalla signora Lella. Messo in sicurezza dal Gentil Consorte, oggi una fitta rete in polietilene assurge il compito di contenere la siepe, sempre più esuberante a causa delle continue e intense piogge che si susseguirono per mesi da quel giorno: le lacrime della merla? No, le lacrime della Natura, offesa e umiliata da tanti piccoli ragionieri Anselmo, che da sempre le usano ogni sorta di violenza al solo scopo di soddisfare le loro effimere velleità, educando diligentemente i propri figli a fare altrettanto. Tanti piccoli ragionieri Anselmo che, col pretesto che "ce ne sono tanti", si sentono in diritto di eliminare insetti, mammiferi e pennuti per fare della Natura un pezzo di arredamento. Vagano a zonzo per i parchi armati col doppio decimetro in mano verificando che l'erba e le siepi non superino le misure prestabilite, tagliando per il gusto di tagliare e ignorando che nei cespugli si nasconde la vita: la vita di giovani merli, pettirossi, passerotti e ricci messa quotidianamente in pericolo dai diserbanti e dagli antiparassitari che l'uomo vi dissemina.

Il parco, che dopo la costruzione dei garage sotterranei sarà rivestito da un prato sintetico, privato di quegli orridi e sconvenienti insetti non potrà più fornire nutrimento alla Natura, allontanando sempre più gli amici pennuti, e al posto dei giardinieri, la Premiata Imprese di Pulizia potrà provvedere a disinfettarlo con litri e litri di detergenti chimici. Così come, agli inizi del XX secolo, furono consegnati alle fiamme i libri "sconvenienti" alla cultura dell'epoca, nel successivo secolo si consegnerà alle fiamme, pagina dopo pagina, il Libro della Natura.

Ma abbiamo dimenticato un personaggio: il signor Benito, amministratore del Condominio Minio. Questi pianse la madre, sulla testa della quale aveva giurato ogni estraneità della azienda manutentrice al fatto fin qui narrato: la signora fu punita dalla Natura con un colpo di fulmine che la fece cadere dal marciapiede per annegare in una pozzanghera, proprio sotto lo studiolo del figlio. Natura crudele? Oh, no, tutt'altro: alla signora fu concesso di reincarnarsi in una merla.

 

Pubblicato il 06 ottobre 2008

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